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FIRENZE NOVEMBRE 1966
La catastrofe arriva all'alba
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Quella Mattina del 4 novembre del 1966 una devastante alluvione feri' profondamente Firenze nelle sue cose piu' care.
La piena che si riverso' sulla citta' provoco danni a opere tutt'oggi ferite.
La piena del fiume Arno spazzo' via in un solo giorno opere d'arte, negozi, auto, strade e il sacrificio del lavoro del dopoguerra di miglaia di cittadini fiorentini.
Il mondo ne rimase sconvolto mentre la RAI le trasmetteva le immagini in diretta a tutte le televisioni del globo riprendendole dal piazzale michelangelo..
Alberi sradicati dalla furia delle acque che scorrevano a 60 kilometri l'ora si riversarono sulla citta', il trecentesco Ponte vecchio, uno dei simboli della citta' , sopporto incredibilmente, come un veterano spartano, l'urto delle acque e di ogni genere di detriti vegetali inclusi enormi alberi di 10, 15 metri di lunghezza che, urtando il ponte, ivi si accumulava formando una diga alla furia delle acque.
I negozi degli orafi furono sventrati spazzati via e svuotati di ogni cosa.
Un acqua limacciosa unita a detriti d'ogni genere invase tutto,
il fango si mescolo' alla nafta fuoriuscita dalle cisterne dei condomini e si appiccico' ad ogni cosa rendendo tutto color pece e impiastricciando indelebilmente qualsiasi cosa con la quale essa veniva a contatto.
Dall'alto del piazzale Michelangelo la vista era terrificante, il fiume non esisteva piu, tutta la citta' era un bitumoso acquitrino dove tutto veniva trascinato dalla furia delle acque.
Le auto, i camion e ogni cosa veniva sollevato e portatovia urtando contro segnali stradali, sarracinesche dei negozi, semafori e ogni cosa gli si parava difronte.
Montagne di auto lugubri di melma e catrame si accatastavano una sull'altra alla fine di strade ceche.
Le chiese e le case vennero sommerse dall'aqua melmosa e bituminosa fino ad un altezza di sei metri lasciandovi al loro interno un metro di fango appiccicoso.
Molti si sentirono male molti altri
non ressero al dolore di aver perso
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tutto e furono colti da infarto.
Gli abitanti dei primi piani delle case ebbero l'abitazione letteralmente sommersa, in molti casi l'acqua sommerse anche i secondi piani.
quando le acque si ritirarono un popolo muto e attonito si aggirava per la citta' come fantasmi increduli a tanto sfacelo soffermandosi in ogni luogo caro ai fiorentini ed in ogni angolo provando l'angoscia della distruzione della loro citta' e delle opere a loro piu care.
Da tutto il mondo arrivarono migliaia di giovani volontari che saranno 2 anni piu' tardi chiamati "i figli dei Fiori" ed il giglio di Firenze fu' ripulito, restaurato e riportato ai suoi antichi splendori.
Tutto cio' aiuto' il rifiorire dello spirito goliardico fiorentino che operosamente e in pochissimo tempo superarono quest'immane tragedia.
A memoria d'uomo dall'epoca di Dante non si ricorda una tragedia simile.
Cio' che non riusci' a fare re' Manfredi ai danni di Firenze nel lontano medioevo lo fece il fiume arno in un sol giorno.
La realizzazione di questo documento fa parte purtroppo, della storia della citta' e riproponendolo quale cronaca, ancor oggi il provato sgomento di allora riaffiora nel profondo.
Le immagini ritrovate in un vecchio baule di 40 anni fa' mostrano la tragedia, crudelta' impietosa delle forze della natura.
Un doveroso e affettuoso ricordo va' a quella massa di giovani che si riversarono da ogni parte del mondo a Firenze per soccorrerla, immergendosi anche loro, nel fango e nei disagi con il popolo fiorentino.
Firenze non dimentichi mai la carita' di questi giovani, oggi 60 enni, che restituirono Firenze a Firenze ai fiorentini ed al mondo.
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io c'ero
MastroMarino Domenico Antonio
(Filomarino de Ebulo)
Giugno 2006
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