ARCHIVIO ARCIVESCOVILE DI CAPUA
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Il Professor Bova di Capua e le pergamene della biblioteca
Storia
 
La Nuova Capua
 
Distrutta che fu anche Sicopoli da un incendio, la odierna Capua venne ricostruita nell'anno 856 d.C. utilizzando macigni, colonne, busti mutili di statue e capitelli provenienti da Capua Vetere.La città è di forma quasi rettangolare, con ampie mura turrite e presenta quattro porte.Agli esordi della vita sociale troviamo come figura di spicco il conte Landolfo; che non solo fu dall' 852 d.C. il primo vescovo capuano della dinastia longobarda ma anche il primo che dall' 863 d.C. all' 879 d.C. raccolse anche il potere civile: vescovo e conte di Capua. In seguito alle scorrerie dei Saraceni che depredarono i complessi monastici di S.Benedetto a Montecassino e di S. Vincenzo alle fonti del Volturno, i religiosi di questi centri spirituali ripararono in Capua, fondando due monasteri con il nome di quelli abbandonati.Questi due centri diventarono elementi catalizzatori dell'influenza politico-diplomatica e culturale capuana e anche quando l'organizzazione centrale benedettina ritornerà nelle sedi storiche, l'attività politico-diplomatica continuerà, seppur in tono minore, attraverso la corte dei principi e la curia vescovile.Una testimonianza dell'attività benedettina è rappresentata dal rotulo dell' Exultet, attualmente conservato nel tesoro della cattedrale di Capua, che è un caposaldo dell'arte della miniatura sviluppatasi in quella parte dell'Italia meridionale che si identificò col principato di Benevento. Verso la metà del secolo X la città-fortezza raggiunse il culmine del prestigio e del potere con Pandolfo Capodiferro (961-981) d.C.. Egli infatti riunì in un unico principato non solo Benevento, Salerno e Capua ma lo estese, per l'investitura di Ottone I, fino a comprendervi il ducato di Spoleto e la marca di Camerino da Osimo a Pescara. E la sua chiesa prima fra tutte quelle del meridione d'Italia venne elevata a sede metropolitana dal papa Giovanni XIII.
 
Il periodo Normanno
 
I normanni nel 1030, avevano fondato la loro prima signoria nella città di Aversa con Rainulfo Drengot e successivamente, con il conte Riccardo I. In tale periodo inizia la pressione normanna sul territorio di Capua. Nel 1057, approfittando della crisi interna determinata dalla morte di Pandolfo V, Riccardo I costrinse Capua ad arrendersi che rifiutò di consegnare le torri e i castelli lungo le mura. Riccardo decise allora di conquistare anche le fortezze della città. La resistenza longobarda fu eroica ma a nulla valse e difatti la resa senza condizioni avvenne nel 1062.Solo pochi anni dopo Capua risulta nuovamente una città sicurissima che oscura per importanza Aversa.Ad Anfuso, figlio di Ruggiero II di Sicilia, viene conferito il Principato di Capua da parte del papa Innocenzo II in seguito all'alleanza tra Papato e Normanni sancita già nel 1059 con il concilio di Melfi e ciò comporta il definitivo inglobamento del Principato nel regno normanno. I cittadini sono governati da un baiulo regio e per le materie penali, civili ed amministrative da un giudice o stratigoto.Nella Piazza dei Giudici aveva sede la Bagliva con funzioni giuridiche ed amministrative.Al primo arcivescovo normanno, Erveo (1072-1086) si devono il riassetto della cattedrale e della torre campanaria. Al tempo del suo governo risale la celebre colonna del cero pasquale in marmo greco ornato di mosaico: monumento il più antico nel suo genere e ricco di motivi storici, liturgici e misterici attinenti al tema pasquale. Per sottolineare la preminenza di Capua all'interno del regno è al principe di Capua Roberto II che Ruggero, per la sua incoronazione nel 1130 a Palermo della nuova monarchia, volle spettasse il diritto di imporgli sul capo la corona come unico potentato che nelle province meridionali l'uguagliava in signoria. E a Capua nel 1143 convennero in assemblea generale tutti gli Arcivescovi, Vescovi, Abati, Conti e Baroni del Regno con alla testa Ruggiero e i suoi figli Tancredi, Anfuso e Guglielmo per "il felice reggimento dello stato e delle chiese del regno".
 
Il periodo Svevo
 
 
 
È con Federico II che Capua assurge al ruolo di nobilissima città del reame, col privilegio di disporre, a sue spese, di un tribunale di cinque giudici ed otto notai. Gli editti da lui promulgati a Capua e completati dalle Costituzioni di Melfi "misero fine una volta per tutte alla sovranità dei singoli feudatari e posero le basi giuridiche per un'amministrazione centralizzata dello Stato".Consigliere, uomo di fiducia, amico, portavoce del pensiero dell'imperatore Federico II è il capuano Pier delle Vigne.Quest'ultimo nel primo Duecento era una figura di rilevanza preminentissima; dotto e giudice, filosofo e artista, diplomatico e uomo di corte, ambasciatore e negoziatore, anche come guerriero serviva il suo signore.Il suo alto magistero culturale si esplicherà anche presso l'ateneo di Napoli fondato nel 1224 da Federico II. La sua improvvisa e clamorosa caduta, seguita all'accusa di tradimento, è ancora avvolta dal mistero. Pier delle Vigne si suicidò dopo essere stato accecato a S. Miniato in Toscana nell'aprile del 1249.Del periodo Svevo rimangono a Capua le vestigia dell'Arco di Trionfo, note come torri di Federico, fatte costruire dall'imperatore dal 1234 al 1239 con intenti difensivi presso il Ponte Romano restaurato. Il monumentale Arco di Trionfo constava di due torri a base poligonale e circolari nella sommità collegate da massicce mura che accoglievano un appartamento riservato all'imperatore. L'Arco venne demolito dal Conte di Santa Flora, Vicerè spagnolo di Napoli nel 1557 "per potervi giuocare il cannone".
 
Il periodo Angioino
 
Incoronato per ordine di Clemente IV, il 6 gennaio 1265 nella basilica Vaticana, Re di Sicilia e di Puglia, Carlo d'Angiò, sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento, si portò in Capua.Carlo II entrato in Napoli nel 1289 si portò a Capua l'anno seguente per edificare una chiesa in onore di S. Maria Maddalena seguita poi dalla costruzione della Chiesa di S. Antonio Abate e quella di S. Eligio con annesso ospedale dei Pellegrini. Stimò a tal punto Bartolomeo de Capua che lo nominò Viceré di Napoli. Giovanna I confermò ed accrebbe i privilegi di cui Capua già godeva. Carlo III riguardò Capua come "la pupilla degli occhi suoi" mentre Giovanna II le concesse uno statuto e dette il governo al perugino Braccio da Montone che promosse opere di abbellimento della città mattonando la rete viaria e decorando edifici pubblici e privati. Alla Capua angioina è legato il ricordo di S. Tommaso d'Aquino, discendente dei longobardi d'Aquino di Capua. Di ritorno dalla Sorbona e prima di assumere la cattedra di teologia nell'università di Napoli, chiamatovi da Carlo d'Angiò, soggiornò a Capua. In occasione della sua permanenza fu eretta la chiesa di S. Domenico mentre la sorella di Tommaso, Marotta, convinta da lui a farsi religiosa divenne monaca benedettina e fu anche badessa del convento di Santa Maria (detto delle Dame Monache) di Capua nel 1254 per ordine scritto del papa Innocenzo IV.
 
Il periodo aragonese
 
Il 2 giugno 1442 Alfonso d'Aragona si impossessò di Napoli e riservò a Capua un trattamento di straordinario favore per l'aiuto da questa fornita alla conquista del regno.Infatti non solo confermò ai cittadini capuani gli antichi privilegi ma permise che essi fossero cittadini in tutto il regno e fossero esenti da ogni gabella, passi e pagamenti simili.Ferdinando I dette alla città di Capua l'ambito privilegio di "batter sua propria moneta di rame e di argento". Concesse inoltre alla città l'acqua potabile di S. Angelo in Formis dando l'ordine che si costruissero le relative fontane pubbliche. Capua godeva di tali privilegi in quanto era riconosciuta la sua funzione vitale nella vita economica, culturale, civile nonché alla difesa militare del regno. E dall'atteggiamento di Capua dipese più volte la sorte del Regno. Quando i francesi di Carlo VIII calarono alla conquista di Napoli, a Capua, chiave del regno doveva accentrarsi la difesa; ma il condottiero Trivulzio patteggiò la resa della importante fortezza a lui affidata e così Carlo VIII da Capua marciò su Napoli e la occupò. Ritornati gli Aragonesi, dopo la partenza di Carlo VIII, essi cercarono di legare a sé ancora di più la città; nel duomo di Capua si fece incoronare re di Napoli Federico III d'Aragona il 10 Agosto del 1497. A questo evento è legato una delle pagine più terribili e memorabili della sua storia. In occasione della solennissima incoronazione del re Federico, in Capua, per mano del cardinale Cesare Borgia detto il Valentino, quest'ultimo si invaghì della figlia del re Carlotta "donna di singolare bellezza, d'un garbo e d'una maestà indicibile".Il Borgia allora decise di chiedere Carlotta in sposa al re Federico insieme ad una dote rappresentata dai Principati di Capua e di Taranto. Era il 10 Agosto del 1497. Tornato a Roma e ottenuta la dispensa dalla dignità cardinalizia spedì un ambasciatore al re Federico manifestandogli così il suo desiderio. Il re Federico rispose di non poterlo esaudire perché Carlotta era già stata promessa e non poteva dargli in dote Capua in quanto "gemma principale della corona" era "solamente addetta al Re". I capuani anche essi "inviperiti contro la domanda" parteciparono del rifiuto. Intanto Luigi XII si apprestava a conquistare il reame di Napoli e Borgia vi si alleò per compiere feroce vendetta. Per giungere a Napoli era necessario espugnare la fortezza di Capua, la piazzaforte più importante del regno e sotto le sue mura il 12 luglio del 1501 si accamparono l'esercito francese, forte di ventitremila uomini e dodicimila armigeri del duca Valentino provenienti dall'Abruzzo. A difendere Capua vi erano solo tremila soldati comandati dal capitano Fabrizio Colonna. In seguito all'apprendimento della minaccia, rappresentata dai baroni napoletani che insieme ai turchi minacciavano il suo esercito, il re Federico chiese per lettera ai capuani di arrendersi e che Fabrizio Colonna si salvasse con i suoi soldati.Il Senato capuano trattò allora la resa; il 24 luglio mentre erano in corso trattative in tal senso il Valentino dichiarò la città "ribelle al Re" e quindi condannata ad essere messa a ferro e fuoco. Così fu, la vendetta a lungo meditata scattò inesorabile; la città fu devastata e persero la vita quattromila cittadini. A questo tragico evento è legata la costituzione della Confraternita di S. Maria delle Grazie o della Santella "per dare una mano ai più bisognosi e sventurati, nel ricordo indelebile dei giorni angosciosi vissuti dalla città di Capua". Ancora al periodo aragonese è legata la figura di Ettore Fieramosca; nato a Capua nel 1476. Egli è il protagonista della celebre disfida di Barletta avvenuta tra tredici cavalieri italiani ed altrettanti francesi nata per difendere l'onore "guerresco" delle genti italiche offeso dal cavaliere francese La Motta